Martedì 08 marzo 2016 - Anno del Giubileo della Misericordia  

Poiché voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti” (Osea 6,6)

Riflessione di Giuseppe Florio

Questa prima esplorazione sul tema della misericordia ha un preciso intento: esaminare il cammino difficile e ambiguo, compiuto dal popolo d'Israele, nella scoperta del Dio della misericordia.

Cominciamo da lontano, dal profeta Osea, 720-730 anni prima di Cristo. Il versetto che abbiamo citato esprime il pensiero, la sintesi di quanto Osea ha intuito di Dio. Scrive in un tempo difficile e il popolo è attirato dalle divinità naturalistiche venerate nel paese. Si tratta di divinità che hanno a che fare con problemi reali e concreti della vita: siccità, scarsità di cibo, necessità d'avere dei figli, protezione contro le calamità naturali. A questa situazione critica Osea risponde positivamente, inventando un linguaggio nuovo per parlare del Dio d'Israele.Per la prima volta il profeta usa l'immagine del matrimonio e afferma che Dio ha “sposato” Israele (leggere il cap. 2), ma Israele non ha saputo rispondere. Si è comportato come una donna infedele, anzi, come una prostituta.Ma Dio è stato più grande dell'infedeltà del popolo. Perché è un “Dio geloso” … (e proprio per questo a volte “castiga” il suo popolo)Inoltre, Osea, teme che il culto nasconda le incoerenze della vita. Il primo vero culto è nella vita reale, nella giustizia verso i poveri e le vittime. Per questo attacca le classi dirigenti e i sacerdoti rapaci. “Conoscere Dio” significa avere “amore” nella vita, ben prima di andare al culto.

Osea quindi, auspica una pratica religiosa ispirata dall'amore di Dio. Dio è “hesed” (in ebraico amore fedele); e cioè: Dio ama il suo popolo anche quando non se lo merita. Ecco il punto di partenza. Come si vede l'intuizione di Osea sulla misericordia è grande : la misericordia non è un sentimento vago e mieloso. Misericordia significa: Dio ama il suo popolo anche quando non se lo merita. E questo vale anche per noi. Ora sappiamo cosa si intende per “misericordia”. (Gesù di Nazareth partirà proprio da questo punto!)

Ma l'esperienza travagliata d'Israele non inizia con i profeti; ha radici lontane nel tempo. Andiamo al libro dell'Esodo dove troviamo le prime intuizioni del Dio della misericordia.

ESODO 20, 2 : “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile”.

Tutto inizia qui, dalla liberazione dall'Egitto, dal fatto che Dio si è chinato su un popolo di schiavi. Nessuna divinità nel Mediterraneo di quel tempo aveva un simile volto. E ora leggiamo attentamente il v. 5 e 6 : “Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti”.

Siamo di fronte ad un “Dio geloso” che dimostra bontà con i giusti ma non così con i peccatori! Perché questa ambiguità? Perché emerge il timore a confessare una misericordia totale, piena e per tutti? Qual è l'impedimento?

Leggiamo ESODO 19, 4-6 :

Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquila e vi ho fatto venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”.

Dio ha quindi scelto un 'suo' popolo (ad esclusione di altri), e con l'Alleanza, questo popolo è chiamato ad essere per sempre un “regno di sacerdoti” e “una nazione santa”. Le esigenze che Dio chiede per la 'vocazione' di questo popolo sono poi ben presenti dal cap. 21 al 31 dell'Esodo. Qui troviamo i vari 'codici' che indicano come vivere da popolo dell'Alleanza. Quindi questo popolo deve essere “santo” e cioè separato dagli altri popoli, per salvaguardare la sua identità. E questa identità si dovrà vedere, sarà visibile a tutti. A questo fine sono previsti: la Legge di Mosè e il Tempio. Con queste due realtà Dio sarà presente, abiterà in mezzo al 'suo' popolo.

Come si vede, nella Legge e nel Tempio, ci sono le condizioni che esprimono le modalità di 'appartenenza' a questo popolo. E cioè: un Israelita è colui che discende da Abramo, osserva la Legge di Mosè, adora Dio nel suo tempio dove chiede anche la sua purificazione. Ci dovranno, allora, essere dei criteri per includere o escludere qualcuno in questo popolo. E non ci potrà essere il criterio della misericordia … perché la comunità, tollerando le trasgressioni, perderebbe la sua identità sia religiosa che etnica.

Ecco alcuni semplici criteri:

  • è escluso dalla comunità chi sposa una donna straniera;

  • chi non osserva le regole alimentari e le prescrizioni per essere degni del culto;

  • al Tempio possono accedere solo gli Israeliti.

 

In questo quadro sorge una domanda cruciale che va ben oltre i criteri appena menzionati: che fare con la trasgressione? Che fare con il male, il peccato? Ecco il problema. Chi trasgredisce mette in pericolo l'identità della comunità … deve essere chiaro a tutti chi nel concreto appartiene o no a questa comunità. Nel Deuteronomio abbiamo un tipico esempio per risolvere alla radice questo problema.

Dt 13, 2-6. In questi versetti significativi si affronta il tema del 'falso profeta' che può ingannare o far deviare il popolo. Ecco quanto viene proposto:

Quanto a quel profeta o a quel sognatore, egli dovrà essere messo a morte, perché ha proposto di abbandonare il Signore, vostro Dio, che vi ha fatto uscire dalla terra d'Egitto e ti ha riscattato dalla condizione servile, per trascinarti fuori della via per la quale il Signore, tuo Dio, ti ha ordinato di camminare. Così estirperai il male in mezzo a te” (v. 6).

Come si vede la prescrizione è chiara e non si presta ad equivoci. Il male bisogna “estirparlo” per essere un popolo degno dell'Alleanza. Il male è contagioso e non serve la misericordia. (Gesù di Nazareth capovolgerà questa prescrizione invitando tutti a vincere il male con il bene. E lui stesso sarà eliminato come 'falso profeta')

NB. (L'intero Pentateuco - i primi cinque libri della Bibbia, la Torah - è stato scritto anche per trasmettere a tutte le generazioni quali sono le condizioni di appartenenza a questo popolo. E' una legislazione che salvaguarda l'identità etnico - religiosa … per non farsi assimilare dagli altri popoli)

E per terminare un altro esempio potente dell'ambiguità nella lenta scoperta della misericordia. Siamo al cap. 32 dell'Esodo. Tutti ricordiamo il magnifico episodio del vitello d'oro, un'immagine eloquente, dai mille volti possibili.

Dio dice a Mosè: “Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione” (v. 10)Siamo di fronte ad una 'alienazione' troppo grande, non sostenibile e bisogna intervenire. A Mosè non resta che chiamare a raccolta i pochi rimasti fedeli:

Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: Chi sta con il Signore, venga da me! Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. Disse loro: Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio vicino. I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tre mila uomini del popolo” (v. 26-28).

Abbiamo qui un esempio concreto che illustra bene cosa si intende per “estirpare” il male nefasto e invasivo. Mosè … non sa che fare … e “il giorno dopo” torna sul monte (Esodo 32, 30-34) … ma questa volta è deciso a sfidare Dio! E' vero, dice Mosè, “Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato … Altrimenti cancellami dal libro che hai scritto!” (v.31).

Mosè parte dalla sua solidarietà con il popolo (è disposto a farsi “cancellare”) e pensa che non sia possibile che Dio non abbia la volontà di saper perdonare! La misericordia deve 'esserci'. In questa scena sublime è presente tutta la fatica umana nel pensare alla misericordia di Dio quando il male preme con tutta la sua forza nefasta. L'ambiguità di questi testi ci lascia intendere che la misericordia, anche per noi, è sempre un tema doloroso e a volte molto pesante, soprattutto per quanti hanno subito dei torti gravi e dilanianti.

Ora è più chiaro che, nel Primo Testamento, l'appartenenza al Dio unico dell'Alleanza è diventato un 'principio ideologico'. Non si può tradire il 'nostro' Dio … e quindi il male va sempre “estirpato”, a tutti i costi! (1) Sarebbero molti i brani del Primo Testamento che illustrano l'aspetto ideologico e sono molti anche i testi in cui si afferma la misericordia di Dio, in particolare nel profeta Isaia (dal cap. 40 in poi), ma non possiamo affrontarli ora. Con Gesù di Nazareth, crocifisso e risorto, non abbiamo più bisogno di 'sfidare' Dio… Anzi, nel Gesù dei Vangeli, è il Padre che sfida noi :”Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” … “perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Luca, 6, 35-36).

Per terminare, solo alcune considerazioni che si ispirano al Nuovo Testamento. Possiamo brevemente accennare a due 'rotture' compiute da Gesù di Nazareth. La prima riguarda il suo rifiuto dello schema colpa/castigo. Nei Vangeli appare forte e chiaro il messaggio di Gesù sulla misericordia, in pieno contrasto con la mentalità corrente nelle autorità religiose e nella popolazione del suo tempo. Al contrario del Battista, Gesù annuncia che il Regno di Dio è già presente, non annuncia “l'ira imminente” di Dio per quanti non si sono convertiti, e per dimostrarlo, guarisce gratuitamente i malati, accoglie e frequenta i poveri, non esclude gli impuri e i peccatori. Proprio a loro dice che Dio è misericordia e di una misericordia del tutto gratuita. Nel Vangelo di Matteo il nostro versetto di Osea viene citato per ben due volte. Tutto l'annuncio del Regno proclamato da Gesù è un esempio concreto che si può vincere il male (le tante forme di male) con il bene, con l'amore e l'accoglienza. Se un uomo si sente amato sarà più facile la sua eventuale 'conversione'. Gesù ha avuto coscienza che il tempo del Dio della Legge era finito. E ha avuto l'autorità e il coraggio di affermarlo. La sua morte di croce, per amore, per 'rivelare' il Padre, lo confermerà.

La seconda 'rottura' ci lascia intendere che per Gesù era finito anche il tempo del Dio geloso che prevedeva l'appartenenza etnico religiosa. Nei Vangeli Gesù non parla mai della circoncisione, relativizza e a volte è persino in contrasto con la Legge di Mosè, chiede che il Tempio diventi la casa di preghiera per tutti i popoli. Per lui tutti sono chiamati a cercare prima di tutto il Regno di Dio, senza esclusioni, anzi, i poveri sembrano privilegiati in questa ricerca. Le prime comunità cristiane hanno ben presto capito che erano iniziati tempi nuovi., i tempi della fede nel Cristo morto e risorto. Era stata avviata una 'appartenenza' nuova. Non era più necessario sentirsi gli eredi della Legge di Mosè perché tutti potevano invece diventare gli eredi della Pasqua del Signore. S. Paolo lo affermerà con chiarezza, da Gerusalemme a Roma: “Non c' è più Giudeo né Greco; non c' è schiavo né libero; non c' è più maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal. 3, 28).

Il male tutti lo possono “estirpare” seguendo le orme del Gesù dei Vangeli e con lo Spirito che viene in soccorso alla nostra debolezza. L'intuizione di Osea è stata veramente confermata.

Ed ora concludiamo con due considerazioni o inviti fraterni.

  • La misericordia necessita di una preghiera contemplativa intensa. Proviamo a raccoglierci nel silenzio della nostra casa o di una chiesa. Possiamo recitare il salmo 86, con particolare attenzione ai versetti cinque e sei. Lasciamo risuonare a lungo nel nostro cuore quelle parole. Chi di noi ha subito dei torti o delle ingiustizie pesanti non può pensare al Dio della misericordia solo con il ragionamento. Ci vuole silenzio contemplativo e bisogna invocare lo Spirito. Noi non riusciremo mai a mettere in armonia giustizia e misericordia. La nostra capacità di discernimento ad un certo punto si blocca in una penombra dalla quale non sappiamo come uscirne. Se poi dal piano personale passiamo alla grande storia, con i suoi drammi a volte ciechi e crudeli, l'oscurità della fede prende il sopravvento. Cosa avrà fatto il Padre con Hitler o con Pol Pot? E non sono che due nomi tra le innumerevoli tragedie che hanno segnato il secolo scorso. Dobbiamo solo accettare di non capire e di chiedere allo Spirito di sostenere la nostra fede nella misericordia di Dio.

 

  • La Misericordia che è richiesta dal Vangelo necessita una vera conversione dentro di noi. Ma sappiamo bene che la conversione non possiamo darcela da soli; il nostro impegno morale troppe volte non basta. Sappiamo che la nostra 'appartenenza' è al Cristo della croce e risorto. Riprendiamo a celebrare intensamente Il Triduo Pasquale. Il Giovedì santo Gesù lava i piedi ai discepoli, il Venerdì santo riceviamo il dono gratuito della morte di croce per amore, il Sabato santo è il giorno del silenzio, e poi la Notte di Pasqua a tutti viene ricordato che siamo stati “innestati” nel Cristo morto e risorto per tutti gli uomini. Davanti alla croce chiediamo conversione. Per un cristiano è solo nella croce che può trovare il motivo ultimo della conversione. Chiediamola ogni Venerdì santo.

 

Note

1. Nella nostra lunga storia anche la chiesa si è, a volte, lasciata avvelenare dall'ideologia. Credo sia utile ricordare due esempi che riguardano il vissuto di s. Francesco e il vissuto ideologico della chiesa gerarchica di quel tempo. Nel 1208 Francesco è agli inizi della sua avventura e si reca a Poggio Bustone nella Valle di Rieti. Qui ha una esperienza molto forte della misericordia. Scende nel paese (era il rifugio dei briganti della Valle reatina) e saluta la gente con: Pace e bene, brava gente ! Possiamo immaginare lo stupore degli abitanti di Poggio Bustone. Il tema della misericordia accompagnerà Francesco per il resto della sua vita. L'altro esempio è preso dalla triste vicenda della crociata contro i catari e gli albigesi, indetta da Papa Innocenzo III, nel sud della Francia. Siamo nel 1209, l'anno dopo l'evento di Poggio Bustone. Il monaco cistercense Cesario, ci ha lasciato una testimonianza scritta su quanto è accaduto. Quando la città di Béziers viene assediata, il vescovo chiede al legato pontificio come fare per discernere i credenti fedeli dagli eretici. La risposta: “Massacrateli tutti, perché il Signore conosce i suoi”. Ecco poi quanto scrive il legato pontificio nella sua relazione al Papa: “La città di Béziers fu presa e, poiché i nostri non guardarono a dignità, né a sesso, né a età, quasi ventimila uomini morirono di spada. Fatta così una grandissima strage di uomini, la città fu saccheggiata: in questo modo la colpì il mirabile castigo divino”. Ecco quanto può sempre accadere quando l'ideologia del potere diventa il nostro “vitello d'oro”.

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